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17/04/2013 - Progetti di recupero raddoppiati in tre anni, ma solo il 3% delle abitazioni italiane green

Il mercato delle costruzioni rallenta sensibilmente, ma nel frattempo i progetti di sviluppo ''green'' sono in crescita. In particolare, stando al campione internazionale McGraw-Hill Construction delle imprese di costruzione, la quota di quelle aventi in portafoglio oltre il 60% di progetti di trasformazione urbana sostenibile (green projects) risulta raddoppiata dal 2009 al 2012 (rispettivamente 13% e 28% di imprese) e si prevede che raddoppierà ulteriormente entro il 2015 (51% di imprese).



Lo rileva la ricerca «Abitare Verde: tendenze in atto e futuri driversi di mercato» realizzata da Nomisma e Pentapolis
, che sottolinea come tale crescita caratterizzi trasversalmente i Paesi considerati avanzati e quelli cosiddetti in via sviluppo. A fine 2012, gli investimenti destinati al settore residenziale in Italia ammontano a 69,6 miliardi di euro, di cui ben 44,8 miliardi relativi ad interventi di manutenzione straordinaria, in cui rientrano investimenti in retrofit energetico e riqualificazione del patrimonio abitativo esistente.

A tal proposito, Cresme ed Enea hanno stimato che, grazie al sistema di agevolazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica, a dicembre del 2011 era stato attivato un volume complessivo di 1,4 milioni di interventi, per un controvalore di investimenti pari a 17 miliardi di euro (in media 12.150 euro per singolo intervento) che ha registrato una rilevante attivazione di economia a basso contenuto esportativo stimabile in oltre 50mila nuovi posti di lavoro nei settori dell'edilizia e dell'indotto (dalle fonti rinnovabili alla domotica, dagli infissi ai materiali avanzati).

L'attenzione all'ambiente e alla salute costituiranno sempre di più i fattori trainanti del mercato immobiliare. Sulla base di una selezione di alcune caratteristiche "green" (caldaia di ultima generazione, infissi ad alte prestazioni energetiche, isolamento muri esterni, elettrodomestici a basso consumo, riduttori flusso dell'acqua, riciclo delle acque e utilizzo di materiali non nocivi alla salute) è stato ricostruito l'identikit "abitativo" delle famiglie italiane.

Solo il 3,2% già possiede tutti i requisiti "verdi", il 24% invece non ha ancora nessuna delle caratteristiche selezionate. A fronte di un 12,1% in reale cammino verso pratiche a basso impatto, fa da contraltare un 60,7% di famiglie dove sono riscontrabili solo sporadiche attenzioni alle prestazioni energetiche e ambientali della propria casa. Ad attenuare tali distanze sono le caratteristiche anagrafiche dei profili descritti, secondo cui i giovani connotano maggiormente le famiglie eco, mentre gli over 65 quelle black o grey. «Ad oggi, quindi - afferma Massimiliano Pontillo, Presidente di Pentapolis - le pratiche di green building cominciano ad essere una realtà, il mercato italiano può contare su una domanda in veloce crescita, anche se ancora non in grado di imprimere una reale conversione al settore e a tutta la filiera, ma il cui orientamento inizia a pesare».


Infatti, tra i fattori determinanti nell'eventuale scelta di un'abitazione - trascurando le variabili cruciali di prezzo e localizzazione - risulta principalmente la classe energetica dell'edificio (22,8% delle famiglie) 
e la tipologia nuova o ristrutturata dell'immobile (19,5%) occorre sottolineare come il 15,1% ponga attenzione all'utilizzo di materiali non nocivi alla salute e il 14,7% alla presenza di impianti di energia rinnovabile. Stesso orientamento hanno le dichiarazioni degli italiani relative agli interventi strutturali che intendono realizzare nelle abitazioni. Se negli ultimi anni le famiglie hanno privilegiato interventi sugli infissi (10,5%) o sulle caldaie (12,0%) - soprattutto grazie al ricorso agli incentivi fiscali - nei prossimi mesi preferiranno interventi per l'isolamento termico dei muri esterni (cappotti e coibentazioni) o per "bonificare" le proprie mura domestiche da materiali considerati nocivi per la salute (intonaci vecchi, materiali trattati, etc) o anche per dotarsi autonomamente di impianti di energia rinnovabile.

«Anche in Italia, quindi - continua Pontillo - in un quadro di progressivo deterioramento del contesto sociale ed economico, emerge un nuovo ciclo nell'edilizia orientato al rinnovo del patrimonio disponibile con l'utilizzo di tecniche di bioedilizia già da tempo sperimentate sui mercati globali di riferimento». La necessità di intervenire sul costruito è giustificata dalla vetustà del patrimonio immobiliare, in particolare nei centri urbani di maggiori dimensioni. ) e dalla breve vita degli impianti. Sembrerebbe, quindi, non esserci più alcun alibi per non riconoscere la nascita di una richiesta di mercato che spinge rapidamente il settore a rendere visibili, misurabili e verificabili due fattori essenziali: qualità e sostenibilità.

di Michela Finizio

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